Il Karma

Da una settimana a questa parte sto soffrendo forse come non ho mai sofferto in tutta la mia vita. Per amore, intendiamoci. Quando trovi una persona con la quale sei completamente te stessa e sei sempre felice con lei allora le affidi il tuo cuore e ti fidi, sai che il tuo cuore è in buone mani, non verrà calpestato, non verrà minacciato, non verrà trattato male. Poi succede che la suddetta persona vive a 200 km di distanza, che la sua vita (ma anche la tua) in questo momento non ha basi solide sotto molti punti di vista, che sempre la suddetta persona ha amato solo una volta in vita sua ed è stato malissimo per la fine di questo amore, poi succede che il cervello molto spesso fa dei giri strani, che non seguono nessuna logica, che non hanno nessun senso, succede che sempre la suddetta persona si autoconvince che il suo cuore non è in grado di prendersi cura del tuo, che la distanza che vi separa non è sopportabile, che il tuo cuore è talmente pieno di amore e forse il suo nè contiene un pò meno e allora conviene soffrire adesso, conviene distruggere un cuore adesso piuttosto che dopo.

Quando il cuore piange allora il tuo sorriso si spegne, la tua allegria viene meno, iniziano a divorarti i cattivi pensieri, si creano ansie e paranoie. Ecco diciamo che la vita inizia a farti un pò schifo! E la mia adesso fa schifo parecchio! Certo il pensiero di porne fine non mi ha mai sfiorato, sono sempre convinta che in qualche modo una luce in fondo al tunnel ci sia e sia pronta ad accoglierci! E se per assurdo non dovesse esserci comunque la nostra esistenza ha sempre un senso, seppure noi mai ne verremo a conoscenza, sicuramente sarà utile a migliorare la giornata di qualche estraneo, di certo faremo sorridere un bambino e qualche vecchietto ci ringrazierà perchè lo abbiamo aiutato ad attraversare la strada! Anche queste piccole cose al tuo cuore triste e solo fanno bene…sono una bella botta di vita!

Ora però è tutto nero. Ci sono solo ansie, paranoie pensieri tristi e negativi. Ho sofferto già per amore ma non credo di aver mai provato un dolore così forte sinceramente. Forte e continuo, sembra non trovare pace. Ho aperto questo blog con l’intenzione di dire tutto senza tenere niente per me, come un diario, una pagina al giorno. Non ancora passa neanche la prima settimana e qualche giornata l’ho già lasciata. Ho scelto di piangere da sola, senza condividere, tenere il dolore per me. Il dolore ed i pensieri. Uno in particolare non mi lascia un attimo la testa. La consapevolezza che tutto il dolore che sto provando in questo momento della mia vita, e ne è davvero tanto, non è nulla in confronto al dolore che ho provocato nella mia precedente vita. Il Karma. Ho fatto soffrire tanto ed ora è giusto che io soffra tanto. Dare e avere. Tutto torna. Sempre. Solo ora posso soltanto provare ad immaginare la sofferenza che ho provocato nella persona che più amavo al mondo e che più mi amava al mondo! Solo ora riesco a capire le sue grida verso di me, le sue lacrime, la bava alla bocca, la violenza, gli occhi gonfi, l’insonnia. Soltanto adesso che sto male anche io e neanche tanto come merito forse.

Se il karma mi vuole far soffrire così come io ho provocato dolore allora mi aspetta una vita lunga ed infelice. Staremo a vedere.

__KARMA: nella terminologia religiosa e filosofica indiana, il frutto delle azioni compiute da ogni vivente, in quanto determina una diversa rinascita nella gerarchia degli esseri e un diverso destino nel corso della susseguente vita.__

#karma #life #hope #love #sadness

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Che Fare?

Nella mia vita sono stata sempre circondata da persone splendide. Il mio paese è molto piccolo e ci si conosce realmente tutti, per cui, uscire di casa equivale sempre a salutare e fermarsi a parlare con chiunque si incontri. La vita di paese è bella anche per questo dettaglio! La mia casa è stata sempre piena di gente, sempre a festa, un via vai continuo! Sin da quando ero piccola i miei genitori organizzavano party, cene e pranzi a non finire e non mi sono mai sentita sola. Crescendo li ho “sfrattati” e sono diventata io la Regina della Casa, sempre pronta a dare ospitalità, ad offrire cene, a festeggiare. Tutti gli amici davano per scontato ormai che qualsiasi evento si festeggiasse da me! Mondiali? Sappiamo dove andare! Notte degli Oscar? Porto due birre e stiamo da te. Giocata a carte natalizia? Certo, al torrone e allo spumante ci penso io e veniamo tutti. Ero felice e sorridente! Stare in compagnia, con le persone a cui vuoi bene, fa bene al cuore, ci fa sentire a nostro agio, sicuri e sereni. Nonostante la lontananza da casa per il periodo dei miei studi la vita ha continuato a seguire questo verso: appena possibile si tenevano feste e serate a casa mia, sempre in compagnia.

L’anno scorso ho commesso un terribile errore e ho cambiato per sempre la mia vita. Sto ancora subendo le conseguenze per le mie azioni e credo prima o poi mi ci abituerò. Diciamo che la casa sempre piena di “amici” non c’è più. Che di giocate a carte non se ne sono fatte. Cene e pranzi soltanto in famiglia. Gli Oscar non si sono visti. I Mondiali per fortuna non ci sono! Ci sono state anche tantissime lacrime per parecchio tempo anzichè gli allegri sorrisi di prima. Quindi sono passata dall’avere una vita sempre in confusione, con amici presenti in ogni momento ad una vita da vivere in solitudine, con 2/3 amici rimasti vicini. Evidentemente gli unici che potevo considerare tali. E’ stato molto doloroso, un cambiamento drastico, ma la vita ha continuato a scorrere e con calma qualche sorriso è riapparso, qualche amico anche.

Ora è trascorso un anno, poco più, da questo stravolgimento totale. Da qualche giorno mi è di nuovo crollato il mondo addosso (forse anche per questo motivo mi sono finalmente decisa a scrivere un “diario”) e la domanda che mi continua a tormentare è:

CHE FACCIO ORA?

Non mi so dare risposte, o meglio, me ne do un centinaio ma nessuna che mi convinca del tutto. Molla tutto e vai in Africa a fare volontariato; trasferisciti al Sud Italia per continuare a lottare ed essere felice; abbandona il tuo lavoro e cercane un altro a Roma; lascia l’Italia e rifugiati all’estero qualcosa verrà; butta giù un bel pò di tranquillanti e non ci pensare più; torna a casa dai tuoi e accontentati; datti alla pazza gioia e vivi un estate all’insegna del divertimento. Tanti pensieri che mi frullano in testa perchè non ho più certezze, mi sento sola e triste, nomade. Questa domanda è presente nella testa dei ragazzi sopratutto nel periodo post scuola superiore/pre università-lavoro. Poi la risposta vien da sè. Nel mio caso il periodo di domande esistenziali dei 19 anni è stato superato da un pezzo. Forse la risposta anche ora verrà da sè. Forse mi stancherò di farmi questa domanda e tornerò a vivere con il solito unico quesito: che mangio sta sera? Non ne ho idea non so cosa ne sarà di questa domanda nè tanto meno della mia vita. Diciamo che per ora mi piace pensare che John Lennon avesse ragione nel dire “Everything will be okay in the end. If it’s not okay, it’s not the end” ovvero “Tutto andrà bene alla fine. Se non andrà bene, allora non è la fine“.
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The Giving Tree

 

Once there was a tree….
and she loved a little boy.
And everyday the boy would come
and he would gather her leaves
and make them into crowns
and play king of the forest.
He would climb up her trunk
and swing from her branches
and eat apples.
And they would play hide-and-go-seek.
And when he was tired,
he would sleep in her shade.
And the boy loved the tree….
very much.
And the tree was happy.
But time went by.
And the boy grew older.
And the tree was often alone.
Then one day the boy came to the tree
and the tree said, “Come, Boy, come and
climb up my trunk and swing from my
branches and eat apples and play in my
shade and be happy.”
“I am too big to climb and play” said
the boy.
“I want to buy things and have fun.
I want some money?”
“I’m sorry,” said the tree, “but I
have no money.
I have only leaves and apples.
Take my apples, Boy, and sell them in
the city. Then you will have money and
you will be happy.”
And so the boy climbed up the
tree and gathered her apples
and carried them away.
And the tree was happy.
But the boy stayed away for a long time….
and the tree was sad.
And then one day the boy came back
and the tree shook with joy
and she said, “Come, Boy, climb up my trunk
and swing from my branches and be happy.”
“I am too busy to climb trees,” said the boy.
“I want a house to keep me warm,” he said.
“I want a wife and I want children,
and so I need a house.
Can you give me a house ?”
” I have no house,” said the tree.
“The forest is my house,
but you may cut off
my branches and build a
house. Then you will be happy.”

And so the boy cut off her branches
and carried them away
to build his house.
And the tree was happy.
But the boy stayed away for a long time.
And when he came back,
the tree was so happy
she could hardly speak.
“Come, Boy,” she whispered,
“come and play.”
“I am too old and sad to play,”
said the boy.
“I want a boat that will
take me far away from here.
Can you give me a boat?”
“Cut down my trunk
and make a boat,” said the tree.
“Then you can sail away…
and be happy.”
And so the boy cut down her trunk
and made a boat and sailed away.
And the tree was happy
… but not really.

And after a long time
the boy came back again.
“I am sorry, Boy,”
said the tree,” but I have nothing
left to give you –
My apples are gone.”
“My teeth are too weak
for apples,” said the boy.
“My branches are gone,”
said the tree. ” You
cannot swing on them – ”
“I am too old to swing
on branches,” said the boy.
“My trunk is gone, ” said the tree.
“You cannot climb – ”
“I am too tired to climb” said the boy.
“I am sorry,” sighed the tree.
“I wish that I could give you something….
but I have nothing left.
I am just an old stump.
I am sorry….”
“I don’t need very much now,” said the boy.
“just a quiet place to sit and rest.
I am very tired.”
“Well,” said the tree, straightening
herself up as much as she could,
“well, an old stump is good for sitting and resting
Come, Boy, sit down. Sit down and rest.”
And the boy did.
And the tree was happy.

Con questa poesia di Shel Silverstein del 1964 voglio aprire questo blog. E’ in assoluto una delle mie preferite. Per chi non mastica benissimo l’inglese come me è traducibile con il fantastico traduttore di Google!

Racconta la storia di un Albero e di un bambino. L’Albero ama questo bambino: gli dona i suoi frutti, lo fa giocare sui suoi rami e gli da riparo quando è caldo. Anche il bambino adora andare a giocare con Albero ed insieme sono felici. Ma il  tempo passa, il bambino diventa un giovanotto e trascorre sempre meno tempo con il suo amato Albero che si sente ovviamente solo. Quando si rincontrano Albero è pieno di gioia e invita il bambino ormai cresciuto a giocare, a mangiare i suoi frutti e a riposarsi sotto la sua chioma ma il ragazzo si sente grande per queste cose, sostiene che ora deve pensare a fare soldi e divertirsi. Albero gli propone di andare a vendere al mercato i suoi frutti così potrà guadagnare i soldi che tanto desidera. Il ragazzo accetta ed Albero è di nuovo felice. Così il ragazzo va al mercato e fa passare del tempo prima di tornare da Albero. Quando si rivedono il ragazzo è un adulto e Albero è felicissimo. Propone all’adulto di giocare con i suoi rami e di riposarsi sotto la sua chioma ma l’adulto è troppo impegnato, ha bisogno di una casa ora. Albero non può dargli una casa ma i suoi rami possono aiutare l’adulto a costruirla. Così l’adulto taglia i rami di Albero e va costruire la sua casa. Dopo molto tempo torna da Albero che è sempre felice nel vederlo. Gli propone di giocare, seppure anche lui sia stanco, ma l’adulto si sente vecchio e solo e vorrebbe una barca per potersi sentire felice. Albero non ha una barca ma gli offre il suo tronco per realizzarla. L’adulto lo prende e salpa via. Ora Albero è felice ma non propriamente. Si rivedono dopo molto tempo e Albero si sente triste perchè non può dare più nulla all’ormai anziano bambino. Il vecchietto però non ha più bisogno di nulla, soltanto di un posto tranquillo in cui sedere e riposare. Così si accovaccia alla base del fusto di Albero che è di nuovo felice. Per davvero stavolta.